Pro Vax e No Green Pass: una critica al burocratismo

Inauguro questo blog con un post polemico, perché la polemica mi piace, e approfitto per parlare del tema tra i più in voga ora, che potrebbe risultare divisivo (ma invero non abbastanza): quello della politica di promozione dei vaccini per COVID-19.

La mia tesi è semplice: il vaccino fa nettamente più bene che male, è bene promuoverlo, ma lo strumento del cosiddetto Green Pass come attualmente sfruttato è sicuramente inefficiente, probabilmente inefficace, iniquo, sproporzionato, dannoso. E aggiungerei liberticida, ma andiamo con ordine.

L'efficacia e la sicurezza dei vaccini

Partiamo da un fatto documentato: il vaccino è ampiamente efficace e perlopiù sicuro. Non intendo certo elevarmi a esperto di una materia di cui non lo sono. Ma Google Scholar pullula di analisi con design sperimentali e osservazionali. Prendiamo anche solamente questa meta-analisi (uno studio sugli studi condotti nella materia) che prende in considerazione 58 studi dell'effetto dei vaccini nel mondo reale (quindi fuori dal contesto controllato dell'esperimento), dei quali 32 studi per l'efficacia dei vaccini e 26 per la sicurezza. Le conclusioni sono che "i vaccini per SARS-CoV-2 sono rassicuranti in quanto a sicurezza, e possono efficacemente ridurre morti, casi gravi, casi sintomatici, e infezioni risultanti dal SARS-CoV-2 nel mondo" (traduzione mia).

Se è vero che le terapie intensive pesano sulla sanità pubblica e che si vuole ridurre la diffusione del virus, siamo tentati di dire che sia bene promuovere la vaccinazione di massa.

Il fallimento del lockdown

La tentazione per molti italiani è stata però quella di dire che allora sia bene replicare delle condizioni simili a quelle del lockdown per i non vaccinati. Certo, non sono chiusi in casa, ma non possono recarsi al lavoro, prendere mezzi pubblici o frequentare luoghi affollati, o quantomeno non agilmente come gli altri. Ciò sarebbe opportuno, si direbbe, un po' perché i non vaccinati sarebbero pericolosi per la collettività e dunque da isolare, per quanto possibile, dal resto delle persone. Inoltre, sarebbe un buon incentivo per far vaccinare tutti.

Ci sono vari problemi con il modo di pensare appena esposto. Partiamo dalla questione dell'isolamento dei non vaccinati, con una domanda: davvero sono efficaci le restrizioni ai movimenti delle persone al fine di tenere sotto controllo l'epidemia? Non è così chiaro e non necessariamente.

Non siete convinti? Allora fatevi un favore, e leggete il recente libro di Piero Stanig e Gianmarco Daniele, Fallimento Lockdown. È un'analisi dettagliata della policy pandemica italiana e internazionale, ampiamente documentata da evidenza epidemiologica e delle scienze sociali, sul ruolo dei media e della politica, e tanto altro. Vorrete forse sentire l'altra campana, certo: se ci sono lavori divulgativi così dettagliati e documentati fatemelo sapere, perché io non ne conosco.

Alcune delle tesi sostenute nel libro sono particolarmente rilevanti. Si sostiene, ad esempio, che il virus non si trasmetta dal toccare le superfici (se non rarissimamente), ma dallo stare in aree scarsamente ventilate in cui c'è pertanto aria viziata. Che famiglie multi-generazionali (con bambini, giovani e anziani tutti nella stessa unità abitativa) potrebbero essere messe più a rischio, e non meno, dal tenerle al chiuso segregate in casa (vedi qui); e che potrebbe essere stato più utile suggerire alle persone di stare all'aria aperta quando possibile, perché all'aria aperta non ci si contagia quasi mai! E allora perché le risorse impiegate sono state soprattutto destinate alla sanificazione dei luoghi pubblici e non alla loro corretta ventilazione? Inoltre, viene citato uno studio sulla distribuzione statistica dei contagi che implica che tre quarti delle persone infettate non infetta nessuno nel periodo considerato, e che l'estrema maggioranza dei contagi è causata da una minoranza di infetti. Questo non necessariamente per motivi biologici individuali (ad es., una bassa carica virale che ti rende meno contagioso), ma perché sono situazioni sociali specifiche che causano quasi tutti i contagi. Dipende, ossia, se ci si incontra all'aperto, al chiuso, e dalle condizioni del luogo al chiuso dell'incontro. E allora perché le scelte politiche non si sono focalizzate su quelle situazioni anziché chiudere tutti a casa? O meglio, anche nell'ipotesi in cui le misure restrittive fossero in generale efficaci (qualche analisi dice di , altre no, altre sostengono che l'efficacia piena ci fosse solo durante la prima ondata), non si saranno limitate molte attività che non era necessario limitare, alla luce dell'evidenza?

Per questi e altri motivi, la policy della pandemia, in Italia ma anche altrove, è stata perlopiù sbagliata. Ma, direte voi, questo riguarda gli errori della prima fase della pandemia, quelli, appunto, del lockdown. Cosa c'entra con gli obblighi relativi al Green Pass? Prima di tutto, dovrebbe farci dubitare della capacità del governo di determinare dove, come e quando dobbiamo spostarci o accedere a luoghi pubblici. Se il lockdown non è necessario o efficiente per l'intera popolazione, perché dovrebbe avere qualche efficacia un mezzo lockdown per i soli non vaccinati? Secondo, ci dovrebbe dar da pensare sulle soluzioni che si possono adottare per contenere l'epidemia senza limitare eccessivamente le libertà individuali. Nel vostro comune di domicilio, è norma adottata quella di tenere i finestrini aperti sull'autobus? Chiedetevelo.

Costo per i non vaccinati, costo per la società nel complesso

Prima ancora di passare alla discussione sulle misure come buon incentivo, pensiamo un attimo ai costi dell'incentivo stesso. Il costo di una scelta pubblica non è altro che il sacrificio sopportato dagli individui come conseguenza della scelta stessa, patrimoniale o meno. Mi riferisco certo ai costi sostenuti dai non vaccinati per via degli obblighi ma, perché no, anche da noi vaccinati. Ognuno di questi è da leggersi come sacrificio sopportato o meno a seconda della propria scelta individuale ma servono a supporto della tesi del post.

  • Tagliati fuori dalla società. È difficile non notare che lo Stato stia mettendo i cittadini davanti ad un vero e proprio ricatto: o ti vaccini, il numero di volte (variabile nel tempo) stabilito dalle autorità, o sei tagliato fuori da molti aspetti della normale vita da cittadino. A seconda delle diverse situazioni normate, si può infatti essere esclusi da luogo di lavoro, mezzi pubblici, ristoranti, università, concorsi pubblici, tribunali, altro.

  • Perdita di salario. Questo è uno degli aspetti più detestabili delle politiche applicate. Una persona che rifiutasse il vaccino potrebbe, a seconda dell'età, e in ogni caso se sprovvisto di tampone negativo, venire sospeso dal proprio lavoro senza retribuzione. Scopro mentre scrivo questo, che gli ultra-50enni sprovvisti di Super Green Pass non possono lavorare nemmeno da casa. Come sanzione, è ampiamente iniqua, perché colpisce un lavoratore nell'interezza della sua remunerazione, ed è variabile proprio in base a quanto guadagna. Non si è mai vista una multa del genere.

  • Costo psicologico. Si sa da studi metodologicamente ben elaborati che l'isolamento del lockdown fa male alla salute mentale. Non mi sono noti studi analoghi nel caso in cui si isoli la persona da molte attività sociali per via dell'obbligo di assumere un farmaco, ma possiamo almeno immaginare che non sia proprio salutare per la psiche essere emarginati. È lecito anche aspettarsi che una persona che abbia sufficientemente paura del vaccino possa reagire con estremo panico ad un tentativo di costrizione. Più avanti ci sono altre considerazioni sulla psicologia della costrizione.

  • Sanzione pecuniaria. Per gli ultra-50enni vi è anche una sanzione pecuniaria di 100 euro in caso non si sia immunizzati secondo le norme vigenti, che si aggiunge al resto delle sanzioni di fatto.

  • Tamponi. Molte persone si sono trovate costrette a fare tamponi ogni due giorni. Il costo per chi vi ha tale obbligo è di circa 15 euro a tampone, quindi migliaia di euro per un anno di lavoro. Da qui è generato, a ben vedere, un costo non solo per gli oppositori del vaccino, ma anche per tutti gli altri: quello delle farmacie intasate, che potrebbe comportare un disagio anche per i vaccinati, e delle risorse per il tracciamento del virus allocate in gran parte per le esigenze di una minoranza di soggetti. (poi c'è chi evidentemente non capisce che la risposta a una policy è responsabilità del policy maker oltre che di chi risponde)

  • L'offerta di lavoro. In ultimo, un costo rilevante per l'intera economia del paese. Se le persone che rifiutano il vaccino preferiscono trovare impieghi da remoto a casa anziché in un luogo pubblicamente accessibile, e altri non possono lavorare affatto, questa è una rigidità dell'offerta di lavoro, una perdita di efficienza. Sono certo che anche in un paese con un basso tasso di occupazione come quello italiano ci sia chi la trova una splendida idea, ma è un fenomeno che può colpire almeno teoricamente sia prezzi dei beni che produttività.

Equa sanzione, esternalità negativa, costo sociale 

Sento spesso dire che non bisogna provare alcuna pena per chi subisce disagi a causa delle limitazioni del Green Pass, perché "basta farsi una punturina" per non subire i disagi. È un po' come dire che, se per aver passato un semaforo con il rosso ti danno 30 anni di carcere, "basta rispettare il semaforo". Non per paragonare le situazioni diverse, ma la struttura dell'argomento ("basta fare un piccolo sforzo per non subire conseguenze enormi") è la stessa, ed è giustificatoria dell'autoritarismo nella sua logica.

Quanto deve essere grave la pena? Il giurista e filosofo del XVIII secolo Cesare Beccaria ci dà un'idea generale in Dei delitti e delle pene:

Perché una pena ottenga il suo effetto basta che il male della pena ecceda il bene che nasce dal delitto, e in questo eccesso di male dev'essere calcolata l'infallibilità della pena e la perdita del bene che il delitto produrrebbe. Tutto il di più è dunque superfluo e perciò tirannico.

E già questo è un principio utile per pensare alla proporzionalità. Ma la storia non finisce qui. Quando pensiamo alla pena ci vengono di solito in mente il carcere, l'arresto domiciliare o le multe. Ma non sempre si possono affrontare questioni di danni di individui al resto della società in modo punitivo.

Un modo più contemporaneo rispetto a Beccaria di pensare ai costi delle nostre azioni è quello delle esternalità negative. Le esternalità sono in generale tutti quei costi o benefici generati dalle nostre attività di consumo o produzione dei quali non si è tenuto conto negli scambi. Un esempio: quando acquisto un bene, pago per tutti i fattori utilizzati nella produzione (materiali, lavoro, ecc.), e quindi non vi è esternalità da questo punto di vista; ma, in mancanza di interventi pubblici, in genere non sto pagando per l'inquinamento 3che genera la produzione del bene, e quindi vi è esternalità.

L'approccio risolutivo standard per le esternalità negative nella teoria economica non è quello di vietare la condotta che le genera. Se qualsiasi produzione di beni inquina in qualche misura e forma (ed è così), non si può pensare di vietare tutte le produzioni. Piuttosto, si fa pagare a chi inquina il costo sociale della sua condotta e lo si fa proseguire.

Ora, quanto costa un non vaccinato al resto della società? Partiamo da una stima del costo della singola terapia intensiva: circa 25.000 euro in media. Diamoci degli assunti che in realtà sovrastimano il costo atteso per ogni individuo non vaccinato. Poniamo il caso che ogni ospedalizzato per COVID vada in terapia intensiva (ovviamente non è così) e ci sia un 5% di probabilità di essere ospedalizzati da non vaccinati nel corso di un anno (seconda ipotesi assurda). Moltiplicando la probabilità per il costo della singola terapia intensiva si ottiene un importo di -udite, udite!- euro 1.250. Ponendo il caso che nessun vaccinato venga ospedalizzato (terza ipotesi assurda), questa cifra sarebbe il costo atteso medio generato per il sistema sanitario dalla scelta di non vaccinarsi. Le suddette ipotesi assurde servono a fare una stima ampiamente in eccesso, e a mostrare che si tratta comunque di molto, molto meno di quello che si fa pagare ai cosiddetti No Vax per la loro condotta. Se, di nuovo, l'approccio standard alla risoluzione delle esternalità negative è quello di far pagare un prezzo equivalente a tale esternalità, far pagare invece un prezzo qualsiasi (come l'intero salario annuale), a prescindere da quanto alto, è come assumere che il costo sociale della scelta sia esorbitante, potenzialmente infinito nella sua assurda aleatorietà. Ma torneremo pure su questo.

L'efficacia dubbia del Green Pass

Forse, replicherebbero alcuni, rendere severe le restrizioni per chi rifiuta il vaccino può comunque essere utile, tutto sommato, visto che spinge le persone ad adeguarsi. Ma non è chiaro che sia così. In realtà, può fare anche peggio. Anche se solo per alcuni è stato formalizzato l'obbligo, è facile aspettarsi che tutti percepiscano le pressioni come obbligo, viste le conseguenze della mancata regolarizzazione. E cosa succede quando segnali di voler obbligare qualcuno ad assumere un farmaco che questi non si sente sicuro nell'assumere? La reactance theory dà motivo di pensare che l'individuo potrebbe reagire con un rifiuto proprio in virtù del manifestato intento altrui di costringerlo. C'è uno studio condotto con metodo sperimentale che suggerisce proprio che quella descritta potrebbe essere una reazione psicologica a obblighi vaccinali.

Certo, tutti conosciamo persone che hanno deciso di vaccinarsi per evitare le conseguenze per il proprio lavoro. Ma, se valgono anche gli aneddoti, pure io conosco persone che al vaccino ci stavano pensando, ma volevano aspettare di avere dati sulla sicurezza su periodi più estesi (i trial sono durati meno che per qualsiasi altro vaccino della storia), poi si sono convinti di non farlo affatto.

Sono più quelli che che sono stati convinti a farsi "la punturina" per lavorare, o quelli che si sono indispettiti per gli obblighi? Dipende. L'Italia è uno dei paesi con i tassi di occupazione più bassi in Europa. Magari, rimanendo nella speculazione, è più larga la fetta di popolazione che dagli incentivi legati al lavoro non è stata colpita, tra gli scettici del vaccino (perché non lavorano, perché lavorano da casa).

In ogni caso, al di là delle speculazioni, non si nota un trend sostanzialmente cambiato dall'inizio degli obblighi legati al Green Pass per il lavoro (ottobre 2021).

Ecco il trend dei pienamente vaccinati in Italia e nel resto dei paesi a reddito alto del mondo:


Ed ecco il confronto con altri paesi con simili livelli di vaccinazione ma che non hanno messo gli stessi obblighi:



Ripetiamolo: Portogallo, Spagna e Regno Unito non hanno richiesto che i lavoratori avessero una certificazione di avvenuta vaccinazione per recarsi sul posto di lavoro. Da qui facciamo due considerazioni:

  1. Non abbiamo un controfattuale, ossia, non sappiamo cosa sarebbe successo in Italia se la policy fosse stata completamente diversa; ma allo stesso tempo non ci sono chiari motivi per pensare che non si sarebbe potuto raggiungere i medesimi risultati con approcci di intervento pubblico meno aggressivi come in altri paesi.

  2. Se puntiamo la lente di ingrandimento al solo periodo in cui sono state stabilite delle sanzioni particolari per gli ultra-50enni non in regola, forse si potrebbe notare una flessione verso l'alto del trend di pienamente vaccinati dovuta alle sanzioni stesse, e forse vedremo ulteriori incrementi nel futuro prossimo. Ma anche così fosse, varrebbe comunque la pena notare quale livello di gravità della sanzione (non poter lavorare nemmeno da casa) bisogna raggiungere con l'approccio del Green Pass per avere un qualche effetto chiaramente apprezzabile sulle immunizzazioni.

Due obiettivi, due strumenti

La classe politica si sta ostinando a usare lo strumento delle restrizioni alla circolazione (dall'estero al territorio nazionale; per l'accesso a luoghi pubblici, ecc.) per risolvere due problemi: quello dei contagi, e quello dei non vaccinati. Usare uno strumento di intervento pubblico per raggiungere più obiettivi è tendenzialmente inefficiente e può portare a far confliggere gli obiettivi tra loro. Se i nostri affezionati politici capissero di policy, lo saprebbero. Cosa succede quando l'amministrazione dello Stato coglie il segnale dell'aumento di contagi o di ospedalizzazioni per aggravare le restrizioni alla circolazione, mentre sta allo stesso tempo limitando i movimenti dei non vaccinati come incentivo al vaccino?

Per darci una risposta, pensiamola nei seguenti termini. La comunicazione della politica (col supporto dei media) è stata dall'inizio: "vaccinatevi e sarete liberi". Poi il governo ristabilisce l'obbligo del tampone per il rientro dall'estero (forse legittimamente, anche se la scelta è discutibile) anche per i vaccinati, e improvvisamente chi voleva vaccinarsi solo per viaggiare internazionalmente (magari qualcuno che lavora da remoto) l'incentivo non lo ha più. In uno scenario più estremo, se per qualsiasi motivo si dovesse tornare a restrizioni forti per tutti per motivi epidemiologici, in un momento così tragico cesserebbe di esistere l'incentivo pubblico all'immunizzazione con vaccino.

E c'è un altro punto, forse altrettanto importante, forse di più: il segnale che dà la politica per i comportamenti individuali. È bene che durante una pandemia le persone stiano attente a quello che fanno, per proteggere sé stessi e gli altri. Molti nella popolazione hanno recepito dalle scelte politiche l'idea che sia molto chiaro che i vaccinati contagino meno dei non vaccinati. Ma questo non è poi chiarissimo dalla ricerca. O meglio, il fatto che i soggetti immunizzati siano contagiosi per meno tempo (perché hanno il virus in corpo per meno tempo) ci dovrebbe far pensare che siano meno contagiosi, da un punto di vista solo biologico. Tuttavia, non è sempre facilmente riscontrabile nei dati dal mondo reale la differenza di impatto tra i due gruppi. Potrebbe essere proprio perché sui contagi incide più il contesto sociale del potenziale contagio che altri fattori. Meglio, per questo, tenere i problemi dell'incentivo all'inoculazione e di contenere i contagi due questioni separate nelle scelte pubbliche. Infine, tornando a un concetto espresso sopra, se non c'è forte evidenza che i lockdown siano necessari, non c'è neanche forte evidenza che siano necessarie limitazioni quando applicate a un solo gruppo di cittadini.

Un'alternativa per la policy

E allora che fare? Lasciar fare ognuno come vuole, senza conseguenze? Forse. Preferirei lasciare semplicemente tutti liberi di scegliere che assistere per un solo giorno in più allo scempio che si sta consumando, e che si consumerà quantomeno ancora per svariati mesi.

Cionondimeno, un'alternativa di policy la ho. Torniamo alla questione dell'esternalità. Come trattare l'incentivo per la vaccinazione tenendo conto dell'esternalità?

Per il costo sociale del non vaccinarsi, prima ho azzardato una cifra di poco superiore (sovrastimandola) a 1.000 euro per l'ospedalizzazione. L'intuito suggerirebbe allora di far pagare questo importo a chi non è in regola, tramite una multa. Però si può fare ancora meglio, evitare il costo dell'enforcement, ed evitare che qualcuno si trovi messo in difficoltà finanziarie da una sanzione onerosa.

Di fatti, è molto simile da un punto di vista degli incentivi un approccio che invece di sanzionare chi non si vaccina, premia chi lo fa. Di fatto, così si sta semplicemente considerando l'immunizzazione un'esternalità positiva, invece che un'esternalità negativa il non immunizzarsi. Dare, quindi, un premio di -ad esempio- 1.000 euro a chi ha diritto con la normativa attuale al Green Pass rafforzato.

Faccio alcune considerazioni sui vantaggi di rimpiazzare la normativa attuale con questo nuovo strumento, e su potenziali critiche:

  • Mentre, come detto prima, segnalare l'intenzione di obbligare ad assumere un farmaco può indurre proprio a rifiutarlo se ce lo si può permettere, ed è stato mostrato sperimentalmente, premiare con soldi chi si vaccina può funzionare, anche con somme di denaro modeste, e anche questo è stato confermato da un esperimento.

  • Oltre che sul piano empirico, è lecito aspettarsi anche su un piano teorico che seppellire l'ascia di guerra -il conflitto sociale generato dalla normativa- e ragionare con un dialogo sereno per valutare costi e benefici dei rimedi sanitari sia benefico. Secondo chi sulla razionalità ha studiato e ricercato molto, le persone, apparentemente irrazionali, sono portate a cogliere la scelta razionale con il libero confronto con gli altri molto più di quanto possiate pensare. Non ci credete? I No Vax sono forse in qualche modo psicopatologici e incapaci di qualsiasi razionalità? Ebbene, anche fosse vero (e non lo credo affatto!), quale psichiatra vi ha detto sia una buona idea usare metodi minacciosi con le persone in questo senso problematiche anziché cercare di aiutarle? In generale, è ragionevole mettere le persone davanti ai veri rapporti benefici-costi delle loro scelte, quanto più possibile.
    (Poi non è certo da negare che ci siano stati episodi di violenza per mano di alcuni elementi estremisti del movimento No Green Pass, ma questo non è un motivo per non intrattenere un dialogo pacifico con tutti gli altri, magari più pacifici, scettici del vaccino).

  • Qualcuno potrebbe contestare che sia diseducativo dare un premio per quello che dovrebbe essere una responsabilità sociale. Ma è solo un tabù morale non particolarmente utile, che ha anche un nome: taboo trade-off. Non è un premio anche riconsegnare la libertà a chi è stata tolta dalla normativa vigente?

  • Il gruppo sociale dei non vaccinati finanzierebbe l'aumentata spesa sanitaria, mentre il necessario gettito fiscale non pesa sui premiati proprio in virtù del premio ricevuto. Di fatto, mentre la convinzione diffusa sembrerebbe essere che non si possa far pagare a nessuno la propria terapia intensiva, un meccanismo simil-assicurativo (come quello proposto) può essere strutturato in modo da non rimuovere il diritto universale alla salute e potrebbe essere finanziato in modo progressivo rispetto alla capacità contributiva.

  • Un incentivo forte per chi lavora e più debole per gli altri è insensato, perché tanto tutti possono finire in terapia intensiva, non solo i lavoratori. Questo sarebbe un incentivo che non discrimina per posizione lavorativa. Al massimo, si potrebbe premiare di più per età avanzata in modo da convincere i più anziani.

  • Il costo sopportato dai non vaccinati sarebbe molto, molto minore (riferendomi ai costi enumerati nel paragrafo dedicato sopra), senza togliere nulla ai benefici per tutti gli altri. Se ci ricordiamo della lezione di Cesare Beccaria, sanzionare oltre il necessario è "superfluo e perciò tirannico".

  • Cambiando strumento di policy, nessuno dovrebbe giustificare le proprie azioni con il fatto di essere immunizzato o meno, e avremmo finalmente modo di liberarci dell'abitudine che si è data la classe politica di porre paletti per i movimenti, comportamenti e libertà in generale delle persone senza alcuna valutazione costi-benefici degli interventi. Non è cosa da poco. Una volta che la politica si arroga dei nuovi poteri, ha la tentazione di riutilizzarli in altre situazioni, come quegli amministratori locali che vorrebbero sfruttarli per la movida a prescindere dal COVID. Non sarà un caso che diversi osservatori, tra i quali The Economist, notano che il livello di democrazia è sceso sostanzialmente in un po' tutto il mondo durante la pandemia. E cos'è, in effetti, governare le libertà personali tramite atti amministrativi (i famosi d.P.C.m.) anziché tramite leggi o atti con forza di legge, se non un abuso della democrazia rappresentativa? Opporsi all'abuso è di fondamentale importanza.

  • Ci sono buoni motivi (ad esempio qui) per dichiarare l'emergenza finita. Non la pandemia, ma l'emergenza sì.

  • La rimozione delle misure restrittive legate al Green Pass deve avvenire a prescindere che ci sia una policy incentivante alternativa, per il semplice fatto che le misure stesse producono costi superiori ai benefici noti (di fatto, quali sono i benefici noti?).

  • Non è necessario immunizzare il 100% dei vaccinabili affinché la campagna sia un successo. Non esiste un motivo epidemiologico o di salute pubblica per dire che solo il 100% sia tollerabile, e non invece -chessò- il 97%. Eppure, l'atteggiamento dell'obbligo sembra dire che chiunque, anche il più preoccupato sulla sicurezza del farmaco, deve sacrificare del tutto il suo senso di sicurezza per un obiettivo che non serve.

  • Per molto tempo, le politiche sono state basate su un'incorretta comprensione del virus da parte delle autorità, compresa l'OMS (vedi qui per contesto). E tale incorretta comprensione influenza le scelte politiche odierne nonostante il virus sia compreso meglio dagli scienziati. Perché mai dovremmo punire le persone in quanto non capiscono la scienza dei vaccini, quando le autorità limitano libertà con una scienza incorretta sul virus stesso?
Mi rendo conto che tutto ciò è per descrivere e giustificare una policy che non verrà probabilmente mai attuata dalla nostra classe dirigente, ma spero di aver trasmesso i motivi per disfarci completamente della normativa attuale.

L'Utopia, le soluzioni e i trade-off

Con la pandemia COVID-19, la politica si dimostra ancora una volta incapace di prendere decisioni collettive informate da dettagliate analisi costi-benefici. In presenza di una crisi grave come quella pandemica, le conseguenze politiche sono state più gravi di quelle che si incontrano in tempi ordinari, e si enumerano tra queste un livello non indifferente di autoritarismo.

Potrete probabilmente notare una cosa da questo post. Non vi è un tentativo di quantificare esattamente i costi per dimostrare che siano inferiori ai benefici, ma non è solo perché sarebbe un esercizio molto impegnativo. È anche perché, per la maggior parte delle misure adottate durante la pandemia (ma non tutte), non si riesce a trovare un effetto benefico così evidente da determinare quanto sia sostanzialmente diverso da zero, mentre, allo stesso tempo, sono evidenti dei costi abbastanza ampi per diverse parti della collettività. Risulta meno difficile, tenuto conto di ciò, trovare misure migliori semplicemente facendo attenzione a sacrificare meno risorse, patrimoniali o meno.

Una considerazione da fare in conclusione è proprio quella su perché il fallimento della policy sia stato caratterizzato da una tendenza autoritaria delle istituzioni. Il motivo, a mia impressione, è che la mentalità diffusa sia stata legata a un mantra di raggiungere determinati obiettivi a qualunque costo. Non importa che l'aumento di vaccinazioni sia stato l'1% o solo lo 0.1% per via delle misure. Qualsiasi miglioramento può giustificare qualsiasi disagio di chi non si adegua. L'obiettivo di vaccinare tutti va raggiunto a qualunque costo, esattamente come il calo di contagi si doveva e si deve raggiungere a qualunque costo, almeno nel modo di pensare di molti.

Questo tipo di mentalità va sotto il nome di Utopia, almeno nell'accezione più contemporanea del termine. Non è un generico termine per indicare un'isola felice irraggiungibile (di fatti, non è impossibile immunizzare tutti), ma di scenario che ha infiniti benefici, o che viene trattato come se ne avesse, e che quindi implica che qualsiasi costo è sopportabile per raggiungerlo. E l'Utopia, così descritta, è il motore ideologico del totalitarismo.

Bisogna abbracciare, nei comportamenti e nelle scelte, la nozione (ovvia, ma non a sufficienza per molti) che qualsiasi obiettivo ha benefici limitati, non infiniti, e almeno teoricamente calcolabili. Una volta stabilito ciò, bisogna capire cosa e quanto si è disposti a sacrificare per ottenere un'unità aggiuntiva di benefici, ossia il trade-off. Ho di fatti qui esposto un approccio alternativo alla policy che non è fatto per design per assicurarsi che in qualsiasi caso si raggiungerà un obiettivo del 100% di immunizzati, ma solo per massimizzare la differenza benefici-costi, assunto un livello minimo di diritti e libertà individuali. E il motivo è semplicemente che, come diceva in un'intervista Thomas Sowell,

There are no solutions; there are only tradeoffs.

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